azuetem

Saggio è colui che si stupisce di tutto. André Gide

l’universo non è popolare

la gente non pensa all’universo. la gente non pensa di rotare sul suolo di un pianeta piccolissimo alla periferia di una delle galassie.la gente non pensa ai miliardi di galassie che si allargano come macchie d’olio. la gente non pensa alle stelle in formazione, alle stelle implose. la gente non pensa alla costellazione di Andromeda, ai buchi neri, alla materia oscura, al big bang, al big crunch. la gente fa bene.

tornare a scrivere

esercizio. la scrittura è esercizio.

La fine dell’anno

 

non mi riguarda non credo nei calendari credo in un flusso  credo nel vortice nel tubo di scarico

Arriva il tempo – arriverà – di un cambiamento

di un cambiamento felice meno infelice lontano meno vicino definitivo meno effimero per raccontare se stessi parte di sé al mondo ai pochi astanti domani dopodomani ma ieri no

Sono stanco e ho fame.. ho la coda gelata.. e il naso gelato.. le orecchie gelate.. e i piedi gelati

da -la carica dei 101-

ho una trivella nel cuore. Che cazzo andrà cercando.

quasi triste, come i fiori e l’ erba di scarpata ferroviaria

sono io, in questa sera di primo agosto. dalla finestra entra una risata. i paesi lontani sembrano quieti presepi. cadesse un meteorite ora e avvampasse il cielo,  non ci crederebbe nessuno.

supererò le correnti gravitazionali

tutte stronzate.

Sono solo stasera senza di te, mi hai lasciato da solo davanti al cielo, vienimi a prendere mi riconosci ho le tasche piene di sassi.

I morti ci stanno appresso come cani fedeli. Certi morti,quelli che ci amavano. Si siedono ai nostri piedi e chiudono gli occhi quando li chiudiamo noi. Quando usciamo di casa attraversano il muro e corrono avanti. Ogni tanto si voltano a guardarci.
I morti che ci amavano sono pipistrelli che volano al tramonto quando stiamo seduti in terrazza. Per poco non ci si impigliano nei capelli.
I morti che ci amavano ci tendono la mano. E’ fatta d’aria.

non lo so mica

L’amore muta di forma / ha l’aspetto da regazzino / poi diventa centenario / poi mette su panza / poi cambia sesso / poi somiglia a tua madre ma non è lei questo è certo / poi abbaia / poi diventa violento fuma crak ruba le macchine / poi si ritira in Nepal / poi canta gracias a la vida / poi ride come un pazzo / poi piange come un neonato buttato nel bidone della monnezza/ poi lo dai per disperso e pensi che è morto/ poi bussa alla porta una sera d’estate o d’inverno apri e non lo riconosci. Lui dice: sono io e tu rispondi: non ti aspettavo più.

E allora? Allora niente. So soltanto che se c’è una cosa che mi fa impazzire è l’amore, l’inopinabile.

Comunque:

(E hai ottenuto quello che
volevi da questa vita, nonostante tutto?
Sì.
E cos’è che volevi?
Potermi dire amato, sentirmi
amato sulla terra. ) R.Carver

 

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